Le prime dighe

Ing. Felice Giordano
Felice Giordano (1825-1892)
«Dal fattone esame rimasi convinto che quest'opera riuscir deve di somma utilità non solo alla città di Cagliari, ma all'intera Sardegna. Finché Cagliari difetterà di acqua, il suo porto sarà sfuggito dai naviganti ed il commercio marittimo resterà stazionario. A parer mio questa opera è la più feconda, in utili risultati, la più giovevole all'Isola, che intraprendere si possa nelle attuali circostanze».

Così Cavour scriveva il 18 febbraio 1857 all'Intendenza Generale di Cagliari, inserendosi nel dibattito in corso su come risolvere il grave problema dell'acquedotto cittadino e dando il suo deciso e determinante appoggio al progetto dell'ingegnere torinese Felice Giordano di una diga a gravità che sbarrava il Rio Corongiu, creando un invaso a servizio del capoluogo isolano. «La diga costruita intieramente in muratura costituisce di per sé un'opera colossale. La sua altezza sul piano dell'adiacente campagna è di metri 21,50, la lunghezza sul fondo di metri 50 circa, ed al ciglio di metri 105. La capacità del bacino racchiuso dalla medesima riesce così di circa 1,000,000 di metri cubi, con che viene assicurata una dispensa giornaliera di almeno 4000 metri cubi, anche nei casi di prolungate siccità. La grossezza in base è di 16 metri e di 5 alla sommità.

All'esterno ha una scarpa regolare ed all'interno quattro scaglioni di metri 80 ciascuno, che porgono comodità di visitare e riparare la parete esposta all'acqua.

Corongiu I
I disegni della prima diga di Corongiu (Giornale del Genio Civile, 1867)
La stessa diga venne fondata sulla solida roccia granitica che fu trovata dopo scavi profondi per lo più da 4 a 5 metri sotto l'alveo del torrente. Rimosse le parti sconnesse e screpolate della roccia, vi si distese sopra un grosso strato di ottimo calcestruzzo, e su questo si elevò la muratura, la quale consta di scapoli di granito di varia grossezza cementati con malta idraulica composta di sabbia granitica ben lavata, calce grassa di Cagliari e pozzolana di Roma. Le faccie viste sono rivestite di massi rozzamente acconciati, e varie parti più apparenti, come le cordonate, sono in pietra lavorata.

Il volume totale della muratura, di cui una parte è bene addentrata nei fianchi del monte, risultò di M.C. 18300» [Acquedotto di Cagliari, Giornale del Genio Civile - Parte non ufficiale - Anno V - 1867].

L'invaso di Corongiu rappresentò il primo grande lago artificiale realizzato in Italia. La concessione della costruzione e dell'esercizio dell'acquedotto fu assegnata, con convenzione del 2 giugno 1861, al costruttore Arch. Vincenzo Marsaglia, che successivamente promosse la costituzione di una società del gas e dell'acquedotto, denominata “The Cagliari Gas and Water Company Limited”, alla quale cedette la concessione.

I lavori di realizzazione dell'acquedotto, cominciati nel 1861, furono compiuti nel 1866. Il 3 marzo 1867, con uno spettacolare zampillo in piazza Yenne, l'acquedotto fu inaugurato. Successivamente, tra il 1871 e il 1875, ad esso si allacciarono i paesi di Pirri, Monserrato, Selargius, Quartucciu e Quartu S. Elena.

L'inaugurazione dell'acquedotto di Cagliari rappresentò il momento di avvio di una politica destinata a sopperire, con i laghi artificiali, alla cronica scarsezza di risorse idriche sotterranee e sorgentizie in Sardegna. Diversi altri invasi furono realizzati negli anni successivi, sia per fornire acqua potabile ai centri urbani (Sassari, 1879, Iglesias, 1886, Sinnai, 1894), sia per provvedere d'acqua i servizi, e in modo particolare le laverie delle miniere (Monte Narba, 1881, Zerbini, 1882, Caprera, 1889, Pitzinurri, 1905). A Caprera, la realizzazione nel 1889 di una diga destinata ad alimentare di acqua dolce le navi della Marina Militare, fu seguita dalla costruzione di una seconda diga, nel 1916, adibita alla medesima funzione.

Non in tutti i casi gli invasi destinati ad alimentare gli acquedotti cittadini ebbero la stessa piena riuscita che si era avuta a Cagliari. A Sassari, dove ancora nel 1855 un'epidemia di colera era costata cinquemila morti su una popolazione complessiva poco superiore ai ventimila abitanti, il problema dell'approvvigionamento idrico e la ricerca della migliore soluzione tecnica tra le varie ipotesi in campo fu all'ordine del giorno delle Amministrazioni comunali per parecchi anni. Dopo varie proposte, discussioni e vicissitudini, che videro anche iniziati e poi abbandonati i lavori di realizzazione dell'acquedotto municipale, nel 1874 il Comune accettò la proposta dell'Ing. Luigi Claudio Ferrero, già Direttore dei lavori per l'acquedotto di Cagliari, che prevedeva la realizzazione di un lago artificiale della capacità di 450.000 metri cubi mediante lo sbarramento del Rio Bunnari con una diga alta 27,50 metri sul piano di campagna.

Manifesto SS 1880
Il manifesto affisso a Sassari in occasione dell'inaugurazione dell'acquedotto, nel 1880
I lavori, affidati all'Impresa Fumagalli di Milano, durarono sei anni e finalmente, nel 1880, l'acquedotto fu terminato. Il 15 agosto dello stesso anno si tenne la solenne inaugurazione. Ma all'entusiasmo seguì poco dopo il disappunto: l'acqua erogata dalle condutture emanava un forte odore di idrogeno solforato, aveva cattivo sapore e risultava untuosa al tatto, segno inequivocabile di un contenuto rilevante di sostanza organica in decomposizione, che il passaggio attraverso i filtri dell'acquedotto non era evidentemente in grado di abbattere in modo soddisfacente.

L'Impresa Fumagalli e il progettista, Ing. Ferrero, si trovarono inevitabilmente investiti da roventi polemiche, avendo quest'ultimo assicurato, ancora pochi giorni prima dell'inaugurazione dell'acquedotto, che «la bontà dell'acqua del serbatoio è incontrastabile avvegnaché essa provenga da roccie trachitiche le quali sono insolubili e non possono perciò viziarne la qualità». Questo convincimento dell'Ing. Ferrero non venne meno dopo la constatazione della cattiva qualità dell'acqua erogata. Egli infatti ribadì come la natura rocciosa del bacino e l'assenza di ogni vegetazione che non fosse di sterpi e di roveti rendessero il sito, se non desertico, quantomeno ben poco praticato. Non era dunque dal bacino che poteva provenire l'inquinamento dell'acqua.

Fu costituita una commissione comunale di esperti con l'incarico di studiare le cause dell'insalubrità delle acque dell'invaso. Dalle analisi e dagli approfondimenti compiuti dalla commissione risultò confermato che «nelle acque del bacino vi era una quantità enorme di sostanze fisse, fra le quali, quantità tale di sostanze organiche da renderle nel modo più assoluto nocevoli a quell'organismo il quale avesse avuto l'imprudenza o si fosse trovato nella necessità di servirsene». Tra le possibili cause dell'insalubrità e non potabilità delle acque la commissione segnalò la grande quantità di sostanze organiche che queste trascinavano con sé attraversando il paese di Osilo e i terreni boschivi o a coltura a monte dell'invaso, anche per il «sistema di lasciar vagante ed al pascolo per molte ore il bestiame, nonché per la inclinazione del terreno».

Ad ogni modo, per i decenni successivi l'acqua dell'invaso fu utilizzata solo a scopi irrigui e industriali, mentre la popolazione fu approvvigionata con l'acqua delle sorgenti di Bunnari e con le fontane del Rosello e delle Concie.

Solo in epoca fascista il problema dell'alimentazione potabile di Sassari fu in buona misura risolto, grazie all'installazione di un più moderno impianto di chiarificazione e depurazione delle acque, alla costruzione della diga del Bunnari Alto, con un bacino della capacità utile di 1.200.000 metri cubi e, infine, alla realizzazione di un canale di raccolta di tutte le acque superficiali cadenti sul centro abitato di Osilo, che potevano ora essere convogliate al di fuori del bacino imbrifero tributario dei laghi artificiali. La costruzione del nuovo acquedotto, iniziata nell'anno 1928, si concluse nell'ottobre del 1932. L'inaugurazione avvenne il 6 novembre dello stesso anno.

La riuscita dell'invaso a servizio dell'acquedotto di Iglesias, con una capacità di 150.000 metri cubi, fu ancora più rovinosa. La diga di sbarramento realizzata per la formazione del bacino fu distrutta da una piena il 2 maggio 1886, appena dopo essere stata ultimata.

La deliziosa diga di Sinnai sul Rio Santu Barzolu, realizzata dall'Impresa Carlo Barbera negli anni 1892-1894 su progetto dell'Ing. Gustavo Ravot (1891), è invece tutt'oggi fieramente in piedi, e continua a dar l'acqua alla città incurante dei suoi 120 anni e più di onorato e ininterrotto servizio.

Sinnai I
La diga di Sinnai I, inaugurata il 15 luglio del 1894, 10 metri di altezza sulla fondazione, 30.000 metri cubi di invaso utile, tutt'oggi in servizio

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Bibliografia